Cancelleria degli Ordini Dinastici della Real Casa di Epiro

La Cancelleria degli Ordini Dinastici della Real Casa di Epiro, con il presente vuole rendere edotti tutti coloro che volessero presentare domanda di ammissione nell'Ordine Equestre dell'Aquila di Epiro di contattare gentilmente il seguente indirizzo di posta elettronica: ordineaquiladiepiro@libero.it
Sperando di avere fatto opera gradita, la Cancelleria degli Ordini Dinastici della Real Casa di Epiro, coglie l'occasione per porgere cordiali e cavallereschi saluti.

mercoledì 29 dicembre 2010

...Affrettati, non tardare, Signore Gesù: la tua venuta dia conforto e speranza a coloro che confidano nel tuo amore misericordioso....

«Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei. (Lc 1, 26-38).

Aveva trascorso la notte al buio, una delle tante notti, solo, al gelo, nella grotta. Aveva paura del buio e tremava per il freddo. Aveva lasciato da tempo il padre, il fratello e la sua bella casa, colma d’amore e di calore. Aveva girovagato per paesi e città. Era stato a divertirsi nel paese dei Balocchi e aveva dissipato tutti i suoi averi. Aveva attraversato fiumi e paludi. Si era imbrattato di fango. Si era inzaccherato nella melma delle sporcizie umane. Aveva poi imboccato la via più larga del deserto: aveva goduto i primi giorni quando il suo sguardo si perdeva oltre l’orizzonte dove il nulla e l’infinito sembravano congiungersi con l’azzurro intenso del cielo terso. Dentro gli pulsava sempre più forte la brama per gli spazi sconfinati e quel deserto senza strade, quelle strade senza cigli, prive di segnali, stavano intonando nel suo animo il canto sguaiato della sconfinata libertà. Finché gli riusciva di tenere alto lo sguardo non sentiva tanto la stanchezza e la meta sembrava lì, sempre prossima anche se invisibile e invero sempre più lontana, inesistente. Cercava una casa più grande, senza porte, senza padre né fratelli e gli pareva di vederla appena oltre l’orizzonte, velata soltanto da una duna. Godeva a momenti dell’ebbrezza nel sentirsi grande, libero, quasi onnipotente senza l’angustia dei segnali. Avanzava nel deserto grande a piedi nudi e già dentro gli divampava il fuoco. Non trovò mai un’oasi o una casa nel deserto. Ebbe fame, sentì l’arsura della sete, le lacrime copiose solcavano le gote e scendevano spontanee: erano amare ed abbondanti perché intrise di tristezza e di avvilente solitudine. Il deserto, giorno dopo giorno, stava diventando la sua gabbia e la sua tomba. La casa di suo padre era ormai sempre più inaccessibile e lontana, come un vago ricordo e come smarrita in una struggente e dolorosa nostalgia. Ormai non c’era più una meta da cercare. Il sole bruciava e sembrava impallidisse ad ogni istante: il giorno si confondeva con la notte. Gli occhi stentavano ad aprirsi. Era quasi cieco, era stremato, pensava di morire, o forse era già morto, solo, nel deserto in quella sabbia rovente.
Senza casa.
Senza padre.
Senza luce.
Senza amore.
Senza pane.
Prigioniero di quello spazio immenso del deserto, schiavo della sua agognata libertà. Si stava costruendo la tomba e il suo inferno in quel deserto nella tragedia di una vita estinta. Gli parve un miraggio quel mattino: Qualcosa, qualcuno da lontano sta venendo verso di lui. Non lo sapeva, ma è il 25 di Dicembre. Una luce candida diversa da quella del sole, un globo che avanza, poi tre fari luminosi al fine l’abbagliano. Si vede invaso da quella luce buona, apre gli occhi. Sono tre persone e un giumento .“Io vengo” - sente da una voce suadente di Bambino - “da molto lontano. Anch’io, ho lasciato la casa di mio Padre. Lui mi ha mandato nel tuo mondo. Anch’io, esule, con i miei, ora sono nel deserto. Vengo a cercare gli erranti, gli schiavi e i vagabondi, vengo a liberare i prigionieri. Sono qui per te. Ho udito il tuo pianto, sono arrivate fino a me le tue lacrime. Ho fatto mio il tuo dolore. Sono nato povero in una grotta al freddo e al gelo. Forse la mia grotta è come la tua grotta. Sono nato nel tempo e Lei è la mia Madre vergine. Splendente della mia e della sua luce. È senza macchia e sa donare amore. Ecco la mia Madre, specchiati nel suo candore”. La Madre gli tocca gli occhi e lui, finalmente, vede. “Giuseppe, uomo santo e giusto” prosegue il Bambino “è il mio vigile custode. Ho per me, gli spazi infiniti e luminosi del Cielo e le infinite ricchezze. Il cielo però senza di te, senza l’uomo che mi somiglia ed è fratello, si vela di tristezza e perde un po’ del suo splendore. Perciò siamo venuti a cercarti, piccolo uomo della terra. Sappiamo che tu con tanti altri fratelli, state vagando nel vuoto e siete moribondi nel deserto. Io morirò per te, ma tu devi vivere, tu devi godere la vera libertà, devi essere la gloria di Dio Padre. Il tuo mondo, un tempo più bello di un giardino, ora è un deserto e tu sei uno schiavo, sei un fuggiasco, sei un esiliato. Tu hai smarrito la strada del ritorno. Io conosco la via, Io sono la via. Chi segue me non cammina nelle tenebre e non si smarrisce nei deserti. Sul monte Io pianterò una croce, irrorerò col sangue la tua terra e tornerà la vita in te, nel deserto, in tutto il mondo. Ognuno, con me ritrova una casa grande, una casa calda: ritrova il Padre, il Suo abbraccio, la gioia e la vera libertà. Uscirò a spargere il buon seme e fiorirà il deserto”.
Queste le parole del Bambino. Così ognuno quest'anno festeggia il suo Natale. L’uomo smarrito nel deserto ha trovato una Madre ed un Fratello, ha lasciato il deserto, la terra degli schiavi, la grotta è diventata la sua casa grande e bella. Il buon Dio ha ricostruito un presepe vivo nel cuore di ognuno, anche nel tuo cuore.
Anche per te che sia un bellissimo e santo Natale, una vera festa del cuore! Un ritorno nella Casa, nel cuore del tuo Dio che ti ama.
Inchinati ed entra nella grotta, prostrati se hai voglia di pace e di perdono. Dio ha preso la tua carne per redimere la tua storia.

Accogli il Bambino, così dai gioia anche alla sua Mamma.

Tratto da:http://sanvincenzo.silvestrini.org


29 Dicembre - V giorno fra l'ottava di Natale - Vangelo del giorno

Vangelo
Lc 2,22-35
Luce per rivelarti alle genti.

+ Dal Vangelo secondo Luca

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, [Maria e Giuseppe] portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».

Parola del Signore



martedì 28 dicembre 2010

Messaggio del Gran Priorato

Ordine Equestre dell'Aquila di Epiro
Gran Priorato di Italia

Gentili Dame, nobili Cavalieri, Amici tutti,
abbiamo appena celebrato la solennità del Santo Natale di Nostro Signore Gesù Cristo. Le nostre città, i nostri paesi, i nostri borghi, le nostre vie sono addobbate a festa, nelle nostre case da tempo sono presenti i simboli, i segni caratteristici del Natale, l'albero mutuato dalla tradizione del nord Europa e il presepe, rappresentazione della Natività, per la prima volta voluto dal Poverello di Assisi, San Francesco, in quel di Greggio. 
In ogni dove luci e luminarie. La luce più grande, più splendente è però quella irradia il Divino Infante dalla grotta di Betlemme. Inginocchiati davanti al Bambin Gesù, chiediamo umilmente perdono delle nostre colpe e imploriamo di donarci la Sua Luce e di aprire il nostro cuore ai bisogni dei piccoli, degli emarginati, dei deboli, degli indifesi, degli ultimi, dei malati e degli anziani, dei perseguitati, delle vedove e di ogni umana necessità.
Che i nostri passi di Dame e Cavalieri dell'Ordine Equestre dell'Aquila di Epiro siano costantemente guidati, come lo furono quelli dei Santi Magi verso la grotta di Betlemme, verso il Figlio di Dio, Gesù Bambino per noi nato.
Un augurio per un Santo Natale ed un felice e prospero anno a tutti.
N.H. Comm. Francesco Pilotti
Gran Priore


Santi Innocenti Martiri


La Chiesa onora come martiri questo coro di fanciulli ("infantes" o "innocentes"), vittime ignare del sospettoso e sanguinario re Erode, strappati dalle braccia materne in tenerissima età per scrivere col loro sangue la prima pagina dell'albo d'oro dei martiri cristiani e meritare la gloria eterna secondo la promessa di Gesù: " Colui che avrà perduto la sua vita per causa mia la ritroverà". Per essi la liturgia ripete oggi le parole del poeta Prudenzio: "Salute, o fiori dei martiri, che sulle soglie del mattino siete stati diverti dal persecutore di Gesù, come un turbine furioso tronca le rose appena sbocciate. Voi foste le prime vittime, il tenero gregge immolato, e sullo stesso altare avete ricevuto la palma e la corona".
L'episodio è narrato soltanto dall'evangelista Matteo, che si indirizzava principalmente a lettori ebrei e pertanto intendeva dimostrare la messianicità di Gesù, nel quale si erano avverate le antiche profezie: "Allora Erode, vedendosi deluso dai magi, s'irritò grandemente e mandò ad uccidere tutti i bambini che erano in Betlem e in tutti i suoi dintorni, dai due anni in giù, secondo il tempo che aveva rilevato dai magi. Allora si adempì ciò che era stato annunciato dal profeta Geremia, quando disse: Un grido in Rama si udì, pianto e grave lamento: Rachele piange i suoi figli, né ha voluto essere consolata, perché non sono più".
L'origine di questa festa è molto antica. Compare già nel calendario cartaginese del IV secolo e cent'anni più tardi a Roma nel Sacramentario Leoniano. Oggi, con la nuova riforma liturgica, la celebrazione ha un carattere gioioso e non più di lutto com'era agli inizi, e ciò in sintonia con le simpatiche consuetudini medioevali che celebravano in questa ricorrenza la festa dei "pueri" di coro e di servizio all'altare. Tra le curiose manifestazioni ricordiamo quella di far scendere i canonici dai loro stalli al canto del versetto "Deposuit potentes de sede et exaltavit humiles".
Da questo momento i fanciulli, rivestiti delle insegne dei canonici, dirigevano tutto l'uffìcio del giorno. La nuova liturgia, pur non volendo accentuare il carattere folcloristico che questo giorno ha avuto nel corso della storia, ha voluto mantenere questa celebrazione, elevata al grado di festa da S. Pio V, vicinissima alla festività natalizia, collocando le innocenti vittime tra i "comites Christi", per circondare la culla di Gesù Bambino dello stuolo grazioso di piccoli fanciulli, rivestiti delle candide vesti dell'innocenza, piccola avanguardia dell'esercito di martiri che testimonieranno col sangue la loro appartenenza a Cristo.

Fonte:www.santiebesti.it

SANTI INNOCENTI - Vangelo del giorno

Vangelo

Mt 2,13-18
Erode mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme.

+ Dal Vangelo secondo Matteo

I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».
Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
«Dall’Egitto ho chiamato mio figlio».
Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi.
Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremìa:
«Un grido è stato udito in Rama,
un pianto e un lamento grande:
Rachele piange i suoi figli
e non vuole essere consolata,
perché non sono più».

Parola del Signore

sabato 25 dicembre 2010

Messaggio di Auguri



Dilette Dame, Nobili Cavalieri e Amici tutti della Real Casa di Epiro,
il Gran Priorato di Italia dell'Ordine Equestre dell'Aquila di Epiro è felice di porgere a Voi tutti e alle Vostre famiglie i migliori sentimenti di Auguri per un Santo Natale del Signore e per un felice e prospero Anno Nuovo.

Messaggio Natalizio del Serenissimo Principe

 
 
Puer natus est Nobis!
Eccellenze, Cavalieri, Dame ed Amici della Casa d'Epiro, un altro Santo Natale si appressa; ancora una volta il Dio che si è fatto bambino nasce fra noi e per noi, in un modo sempre più lontano e sempre più sordo alla Sua voce. Come scrisse  in un tempo lontano l' Autore Sacro "Venne fra i suoi, ma i suoi non l' hanno accolto". L'Europa di oggi, sempre più laicista, sempre più razionalista, cerca di cancellare il Divin Bambinello dalla ricorrenza odierna, compito degli Ordini cavallereschi, muti custodi di tradizioni sacre che risalgono agli albori della cristianità, è allora di difendere la tradizione cristiana d'Europa. Anche se le tenebre sembrano incombere sulla cristianità, anche se il Maligno arrota le unghie, noi sappiamo che, come scrisse il salmista: "Se Dio è con noi, chi sarà contro di Noi?". Il fanciullo che nasce non ci lascerà mai soli di fronte alle sfide della Storia, perchè "sua è la terra  e quanto essa contiene".
Buon Santo Natale a Voi, alle Vostre famiglie e Auguri di prosperità per il Nuovo Anno 2011.
Davide Pozzi Sacchi di Santa Sofia